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  Il ritorno del lupo in Ticino

(Relazione dell’Ufficio della caccia e della pesca - febbraio 2001)

In questa relazione sono trattati succintamente tre aspetti fondamentali al riguardo della presenza del lupo in Svizzera e della sua apparizione nel Cantone, ovvero la situazione attuale del lupo (espansione del lupo italiano verso nord, fin lungo l`arco alpino) l`approccio alla problematica (organizzazione a livello svizzero e cantonale - studio, prevenzione dei danni, monitoraggio, ecc.) e le conseguenze dell’arrivo del lupo (informazione alla popolazione, conflitti con gli allevatori di ovini e caprini).

Situazione attuale del Lupo

L’espansione del Lupo italiano è un processo in corso da alcuni decenni, I lupi che si muovono verso nord provengono da una popolazione che si è installata nella zona fra Bologna, Firenze e Genova. Da questa popolazione molto produttiva - in questa regione sono stati uccisi circa 40 capi negli anni 80- il lupo ha proseguito la sua espansione verso Nizza, per poi immettersi nel ‘corridoio" dell’Arco alpino che dall’Italia porta alla Francia, alla Svizzera, per poi proseguire verso l`Austria.

 

 

Una delle prime presenze del lupo nel Parco del Mercantour (a nord di Nizza) risale al 1951. Delle segnalazioni regolari cominciano tuttavia solo negli anni ‘80 e sono confermate in seguito sia da ritrovamenti di animali morti, sia da abbattimenti, ma anche da prove di riproduzione. L’espansione continua verso nord e nel 1997 si hanno prove di riproduzione anche nella valle di Susa (confine italo francese).

Nel 1995 si ha la presenza in Svizzera nella Val Ferret (Vallese), dove un lupo aggredisce diverse pecore per poi scomparire (probabilmente abbattuto). Dopo questa prima segnalazione bisognerà attendere sino alla fine del 1998 per riconfermare la presenza di un altro lupo, ucciso nella regione di Conches (VS). Da questo momento si segnala un lupo investito sul Passo del Sempione (VS, 1999) e due esemplari uccisi nel 2000 nella Vai d’Herens (VS) e a Tourtemagne (VS).

Negli ultimi anni le segnalazioni si fanno più regolari anche nella vicina Italia nelle zone confinanti con la Svizzera. Nel 2000 è verificata la presenza anche nel parco del Gran Paradiso e nella Valle Antigorio a ridosso del confine italo-svizzero. Da notare che un osservazione non significa necessariamente la presenza stabile dell’animale nella regione. Il lupo è conosciuto per effettuare spostamenti importanti di diverse decine, vedi un centinaio di chilometri. Anche in passato si è assistito in generale dapprima all’arrivo sporadico e in seguito a una presenza più stabile.

Non c’è comunque alcun dubbio che il lupo si sta espandendo lungo l’Arco alpino e che questa espansione è naturale ed effettuata da lupi selvatici e non tramite introduzioni, come diversi ambienti continuano ad affermare, senza peraltro alcuna prova o informazione valida a proposito.

Da parte delle Autorità svizzere ogni lupo finora analizzato ha mostrato come le sue origini genetiche siano quelle della popolazione italiana e come nessuno dei lupi finora trovati presenti tracce di anticorpi o vaccinazioni che possano far credere che provengano da allevamento o dalla cattività. La marcia di avvicinamento al territorio svizzero è inoltre stata progressiva e naturale se si considerano i dati sopra esposti, dai quali si nota come il lupo ha impiegato quasi 50 anni per arrivare dalla regione a nord di Nizza alla Svizzera.

L’arrivo non è dunque improvviso e casuale, ma è frutto di un processo di ricolonizzazione del territorio che ha interessato anche altre specie. A questo proposito basta citare buona parte degli Ungulati sterminati all’inizio del secolo e che hanno ricolonizzato il Ticino nel corso degli ultimi decenni. Attualmente (inverno 2000/2001 ) e dopo gli abbattimenti in Vallese della scorsa estate, la situazione è la seguente: probabile presenza di un lupo durante il mese di ottobre 2000 nel Vallese, ma senza alcuna prova inconfutabile; sterco di un lupo a fine novembre 2000 nella zona della valle Antigorio (Italia), sterco di un lupo a Mte Carasso (Tl). Ulteriori analisi in corso dovrebbero stabilire se lo sterco del lupo della valle Antigorio e di Mte Carasso appartiene al medesimo individuo e il sesso dello stesso.

            

Lupo investito mortalmente da uno spazzaneve sul passo del Sempione nel gennaio 1999. L`orma del lupo rilevata nel gennaio scorso sui monti di Monte Carasso (zona Pian di Boor) dai guardiacaccia durante le loro verifiche a seguito del ritrovamento nella zona di tre capre morte e consumate da un carnivoro. Ma la prova che si trattasse effettivamente di un lupo - di origine italiana - è stata fornita con l`analisi dello sterco ritrovato; (presso l`Università di Losanna).

Organizzazione a livello Svizzero e cantonale

A livello svizzero l’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP)

ha creato un "Progetto Lupo svizzero", alla cui direzione figurano H.J. Blankenhorn (Ispettore federale della caccia) e i responsabili dell’Ufficio della fauna del Canton Vallese e del Ticino. A livello federale è stato inoltre costituito un Gruppo di lavoro composto da vari esperti e rappresentanti di paesi europei a noi confinanti. In questo Gruppo è rappresentato anche il Ticino (G. Leoni).

ll "Progetto Lupo svizzero" si suddivide in due parti:

- una parte gestita dal gruppo KORA(Gruppo di coordinamento per lo studio dei grandi carnivori), con quale responsabile il Dr. J.M. Weber;

- una parte gestita dagli Uffici della fauna cantonali (Ticino e Vallese).

Il KORA si occupa della prevenzione e dell’organizzazione e realizzazione di un sistema di prevenzione dei danni facendo capo a delle antenne locali in Vallese e in Ticino.

Per il Ticino questo compito è stato affidato dall’LTFAF a due biologi: Chiara Solari-Storni di Sala Capriasca e Tiziano Maddalena di Cordevio, che hanno un mandato per valutare, introdurre e verificare delle misure di prevenzione ai danni causati dall’arrivo del lupo, nonché per analizzare la situazione dell’allevamento di bestiame minuto in Ticino sulla base dei formulari che lo scorso anno l’Unione dei contadini ticinesi ha spedito agli allevatori.

In Ticino, nell’ambito delle misure di prevenzione, sono dunque queste due persone che potranno essere contattate da parte degli allevatori per i problemi concernenti la prevenzione dei danni.

Da parte cantonale la responsabilità del monitoraggio regionale è assunta dall’Ufficio della caccia e della pesca (UCP), con quale responsabile il capoufficio O. Leoni.

L’Ufficio si occupa di verificare le informazioni e raccogliere i dati sulla presenza del lupo, in particolare riguardo ad aggressioni ad animali domestici causali presumibilmente da grandi predatori. In questo ambito è importante che ogni allevatore che constata un’aggressione, per la quale non conosce le cause, si rivolga immediatamente all’UCF o al guardacaccia della zona. E’ indispensabile non toccare eventuali animali morti, non confondere le tracce sul terreno e segnalare subito il caso, modo che possano essere predisposte le verifiche e le analisi. sia da parte cantonale, che da parte federale, sono già state modificate le leggi che permettono l’indennizzo di danni che hanno come origine provata delle aggressioni da parte di lupi, linci o orsi (ari. 10 OCP (federale); art. 67 RALCC (cantonale).

Conseguenze dell’arrivo del lupo.

E’ difficile dire quali saranno le conseguenze dell` arrivo del lupo e si spera che entro l’inizio dell’estate si possano raccogliere ulteriori informazioni che confermino la presenza o meno del carnivoro su territorio ticinese. Il caso di Mte Carasso potrebbe per il momento restare isolato.

Ad ogni modo si può affermare che per la popolazione ticinese in generale la presenza dei grandi predatori, lupo ma anche lince, non rappresenta alcun pericolo. Essa può continuare a svolgere tutte le attività legate allo svago e alla natura, come lo faceva in passato. A questo proposito vale la pena smentire la notizia data per certa la scorsa settimana riguardo ad una presunta aggressione da parte di una lince ad un turista germanico in Vallese. Ulteriori verifiche non hanno permesso di confermare la versione dei fatti.

Se si confermasse la presenza stabile di un lupo sul territorio cantonale, i maggiori inconvenienti andrebbero a carico degli allevatori di pecore e di capre. Per il momento, senza ulteriori conferme di presenza, l’Ufficio della caccia invita gli allevatori alla vigilanza delle loro greggi.

Nel corso dei prossimi mesi da parte dei responsabili della prevenzione saranno tenute delle serate d’informazione, in particolare nell`ambito delle riunioni di allevatori di capre o di pecore. Una serata su tema "Cani e bestiame: amici o nemici?" è prevista per venerdì 9 marzo al ristorante Millefiori a Giubiasco, con inizio alle ore 20.15. Durante la serata verrà trattato il tema dei danni al bestiame da parte dei cani, dell’uso dei cani da pastore e della protezione delle greggi.

Il Dipartimento intende pure far conoscere il tema grandi predatori nelle scuole, attraverso l’invio di materiale divulgativo.

Nell’ambito delle aggressioni al bestiame minuto non bisogna dimenticare il problema legato ai cani, sia quelli che vengono lasciati vagare liberi nottetempo nei dintorni del paese, sia quelli portati a spasso liben su monti e alpeggi. In Ticino non esiste il randagismo, fenomeno assai diflbso ad esempio in Italia~ tuttavia il numero di aggressioni agli animali domestici è sicuramente importante, anclie se non ci sono dati precisi al proposito. La maggior parte delle aggressioni non vengono notificate, spesso cane viene subito identificato e il padrone risarcisce direttamente l’allevatore. Sulla stampa vengono in generale riportati solo casi limite, come quello di un cane "husky" che il 21 febbraio 1999 a Beggingen è entrato in un recinto dove venivano tenuti dei cervi in allevamento e ha ucciso 25 capi. Una breve indagine non esaustiva effettuata presso i guardacaccia e la protezione animali, ha permesso di verificare negli Ultimi 2-3 anni oltre 50 casi di aggressioni su pecore e capre in Ticino. Da notare che una buona parte degli attacchi sono stati causati da cani di razze nordiche, diventati di moda negli ultimi 10 anni. Comunque qualsiasi razza può avere l’istinto di rincorrere e attaccare animali domestici o selvatici. A livello svizzero vengono ad esempio segnalati circa 1000 casi ogni annodi caprioli uccisi da cani. LlIJfficio della caccia e della pesca è autorizzato all’abbattimento dicani randagi vaganti senza sorveglianza colti a rincorrere la selvaggina (art. 38 RALCC).

N.d.r.: ci permettiamo una considerazione. In un articolo apparso sull’autorevole rivista italiana di gestione faunistica "Habitat’ (no. 108- dicembre 2000). relativamente al tema dell’ibridazione fra lupo e cane in Italia, si afferma tra l’altro che "lupi di origine non autoctona sono stati con ogni probabilità rilasciati illegalmente. Recentemente sono stati ritrovati alcuni esemplari di lupo con una colorazione del mantello nera, tradizionalmente assente nella popolazione italiana". E quindi, senza voler mettere in dubbio il fenomeno naturale dell’espansione del lupo italiano verso nord (fin lungo l’arco alpino), non si può tassativamente escludere che detta espansione sia stata - per così dire - "aiutata" dalle citate immissioni di lupi.

Conferenza stampa del 2 febbraio 2001

A riferire sul tema erano presenti il direttore del Dipartimento del territorio, on. Marco Borradori, il dott. Giorgio Leoni, capo dell`Ufficio caccia e pesca, l’arch. Marcello Bernardi, direttore della Divisione ambiente e il dott. Hans-Jòrg Blankenhorn, ispettore federale della caccia dell’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP); era pure presente il proprietario delle capre ritrovate sbranate sui monti di Monte Carasso, Donato Martinelli.

Dopo una breve introduzione da parte del capo del Dipartimento, è toccato al dott. Leoni illustrare i diversi aspetti legati all’apparizione del lupo nel Cantone e fare il punto della situazione attuale del lupo, iniziando con la cronistoria dell’espansione del lupo italiano verso nord, che ha portato il canide a raggiungere l’arco alpino. E’ stato sottolineato che questa espansione lungo l’arco alpino è un fenomeno naturale ed è effettuata da lupi selvatici e non con l’immissione di individui; relativamente ai lupi analizzati in Svizzera tutti di stirpe italiana - non sono emersi elementi tali da far credere che gli stessi provenivano dall’allevamento o dalla cattività.

Il dott. Blankenhorn ha invece trattato l’aspetto fondamentale dell’approccio alla problematica del lupo (organizzazione a livello svizzero e cantonale - studio, prevenzione dei danni, monitoraggio, ecc.); egli ha

tenuto a sottolineare che l’organizzazione predisposta per gestire al meglio la situazione, ovvero il "Progetto Lupo svizzero", sottintende un lavoro a lungo termine, nel quale sarà data priorità ai problemi dei conflitti con gli ambienti agricoli e della prevenzione dei danni. Infine, il capo dell`Ufficio caccia e pesca ha affrontato l’argomento spinoso delle coseguenze dell’arrivo del lupo (informazione alla popolazione, conflitti con gli allevatori di ovini e caprini) e ha pure sollevato il problema dei cani randagi, con riferimento alle sempre più frequenti aggressioni degli stessi al bestiame minuto.

In sostanza i relatori hanno ribadito quanto contenuto nell’apposita relazione dell’Ufficio caccia e pesca.

La conferenza si è conclusa con una discussione generale, nella quale i partecipanti hanno espresso considerazioni - talune decisamente fuori luogo, o posto domande ai relatori

L`articolo è stato estratto dall`organo ufficiale mensile della Federazione Cacciatori Ticinesi