impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)impronta.gif (523 byte)

 

 

 

Storia

"La Diana"

 

Settant'anni di storia della Diana


La Società Cacciatori la Diana di Vallemaggia nasce a Someo l'undici marzo 1934 presso il ristorante Tognazzini. E' approvato lo statuto sociale (tassa annua per socio Fr. 5.-) ed è nominato il primo comitato composto da: Arnoldo Pozzi-Maggia, Cola Elvezio-Aurigeno, Righetti Silvio-Someo, Respini Piero-Cevio, Patocchi Siro-Peccia. A segretario è eletto il signor Bonetti Luigi (Gin) di Maggia. I soci attivi sono 49. Quale primo obiettivo si chiede al Dipartimento agricoltura di voler sopprimere le bandite esistenti perché illogiche e la creazione di nuove. Si procede subito con cospicui ripopolamenti con lepri.

1935  20 cacciatori lamentano un'insufficiente sorveglianza per la repressione del bracconaggio e domandano che sia  istaurato nei comuni un servizio di vigilanza costituito dai cacciatori.
1937 Lettera della presidenza alla Gendarmeria di Maggia nella quale si denuncia il fatto che tre cacciatori con cani hanno esercitato la caccia nella località dell'Amelogna (Maggia). Si dice testualmente "per facilitare le indagini ci risulterebbe che uno dei tre, sarebbe il signor Buetti, orologiaio di Locarno".


1938 Il presidente Arnoldo Pozzi costruisce di propria iniziativa un Parco allevamento lepri. Alessandro Prezzi di Giumaglio esprime il desiderio che sia nominato quale guardiacaccia il signor Fiscalini Erminio. Si fissa un premio di 3 Fr. Per ogni volpe catturata.


1939 L'Assemblea chiede al Dipartimento di non ritardare oltre i115 settembre l'apertura della caccia.


1939-1945 L’Assemblea non è più convocata dal 21.5.1939 al 26.8.1945 causa la guerra.


1945 Arnoldo Pozzi, ottantatreenne, lascia la presidenza. E' nominato presidente onorario. Righetti Willy è eletto nuovo presidente.


1947 E' fissato un onorario di 100 Fr. Per il segretario. Pozzi Alessandro propone di immettere piccole marmotte in Val di Coglio e di Giumaglio. Righetti Willy dimissiona dalla carica di Presidente. Nel salone dell'osteria del Gin a Maggia, 46 soci prendono parte alla votazione per il nuovo presidente. Pedrazzini Riccardo è eletto con 28 voti, Dorando Righetti ne ottiene 15, 3 sono astenuti. Il premio per ogni cattura volpe è portato a 5 Fr. e deve essere giustificato mediante attestato municipale. È organizzata una festa sociale a Cevio, Grotto Ceresa. Ottima riuscita con un utile di Fr. 362.25.


1948 L’Assemblea risolve di modificare l'art. 16 dello Statuto, nel senso che i membri del comitato e dei revisori stanno in carica quattro anni e sono rieleggibili (prima occorreva il rinnovo annuale). Si acquistano sei caprioli da immettere nella bandita del Pizzo Sologna.


1950 La tassa sociale passa da Fr. 5.- a Fr. 7.- per socio. Dato che le casse della Società piangono, il segretario Bonetti non invierà più convocazioni ai soci tramite cartolina; le convocazioni appariranno sul giornale "Il Cacciatore".

 
1951 Campana Manlio propone di provare a lanciare alcune starne e di abbandonare il lancio di fagiani. Se ne comprano 20 paia da liberare a Riveo. Dei caprioli tenuti nel parco d'allevamento dell'ex presidente Arnoldo Pozzi, sono liberati a Moghegno. Il presidente Pedrazzini dà ampi chiarimenti all'Assemblea (lancio fallimentare). Sorgono vivaci discussioni in Comitato circa l'andamento della Società. Il segretario Luigi Bonetti rassegna le dimissioni seduta stante. Al suo posto viene nominato il mo. Werner Pezzoni già membro del Comitato. I soci attivi raggiungono quota 116.


1952 Alcuni cacciatori di Maggia (seguisti) presentano la proposta d'istituzione di una bandita in territorio di Maggia-Gordevio, per il triennio 1952-54. La Diana di Vallemaggia ottiene d'inserire un proprio membro (Pedrazzini Riccardo) nel Comitato federativo. Sorge il problema dello sfruttamento delle forze idriche. A tutela del patrimonio zootecnico valmaggese, il Comitato decide di chiedere un adeguato indennizzo alla direzione dell'OFIMA.


1953 All'avv. Arturo Lafranchi e ad Adami Giacomo sono versati Fr. 5.- ciascuno per cattura volpe. Il Dipartimento agricoltura invia un precetto esecutivo di Fr. 300.- alla nostra Diana per il mancato pagamento della fattura caprioli acquistati nel 1951 L' Assemblea cantonale federativa si tiene in maggio a Cevio. Per la buona organizzazione e riuscita della stessa, la Diana mette a disposizione 100 Fr. Un lancio di stambecchi (offerti gratuitamente dalla federazione) ed uno di marmotte non danno esito positivo. Il segretario-cassiere informa i soci del fatto che sul bilancio della società gravano conti da pagare per 660.- Fr. Si decide allora di organizzare una festa sociale a Cevio che dà un risultato eccezionale. L’avanzo è di oltre 2100.- Fr., soldi che permettono così da pagare le fatture scadute (caprioli e vari premi catture nocivi). Ora c'è un attivo in cassa di Fr. 1800.-. Ai soci di Cevio, in segno di riconoscenza per il lavoro svolto, viene concesso un forte ripopolamento nella bandita del Camedo. l’assemblea federativa di Cevio decide di portare la tassa a Fr. 10 -. La nostra Società abolisce il premio cattura nocivi.


1954 Sul progetto del Dipartimento agricoltura di modificare la legge sulla caccia (due patenti e due aperture al posto dell'apertura unica come finora) la Diana, all'unanimità, si dichiara contraria.


1955 In tema di rinnovo bandite, è soppressa quella di Maggia-Madone di Giove creata a suo tempo per la protezione del camoscio. Il socio Bomio la definisce "il covo degli audaci". Il giovane Marco Vedova, a nome dei cacciatori della Lavizzara, propone la creazione della bandita Peccia-val di Peccia-Mogno, che è accettata a forte maggioranza. E' eletto presidente Campana Manlio. - Il Presidente deve risiedere in valle - dicono i soci. Pedrazzini Riccardo (domiciliato ad Ascona) rimane membro del comitato e del comitato federativo. Visto i continui abusi che succedono in Val Bavona, il comitato invita il Servizio Caccia a voler esaminare la possibilità di nominare un terzo guardiacaccia per le valli Bavona e di Campo.


1956 Si acquistano 30 conigli-lepre (Fr. 45.- la coppia) che sono lanciati nel territorio Lodano Bignasco. Un tentativo cattura lepri con reti nella bandita di Lodano, da lanciare in altre zone della valle, fallisce miseramente. La direzione OFIMA comunica alla Società di voler risarcire alla stessa Fr. 2000.-


1957 I soci attivi sono 154, i sostenitori 15. Una festa tenutasi a Riveo dà un utile di 1780.- Fr.


1958 L’assemblea decide di acquistare una macchina lancia piattelli. Se ne incarica il socio Alfredo Camanini. Mattei Giuseppe chiede chiarimenti sulla cattura di un capriolo in quel di Peccia; non è stato liberato in tempo utile e, secondo lui, il guardiacaccia Dazio è responsabile della morte dello stesso.


1959 Causa un'epidemia non si possono lanciare fagiani. Al loro posto sono liberate 10 pernici orientali sui monti di Riveo. Il prof. Bruno Pedrazzini invita il comitato a voler insistere con i ripopolamenti sulle nostre montagne con pernici orientali, galli cedroni, sia con marmotte, caprioli, stambecchi e cervi.


1960 Pervengono al comitato in tempo utile, 3 domande tendenti ad ottenere la nomina a guardiacaccia volontario. Il comitato non decide ed invia nuovamente il Dipartimento a voler provvedere alla nomina in pianta stabile di due guardiacaccia.


1961 Ottime nidiate di pernici orientali si sono trovate sui monti di Avegno e Gordevio. I;esperimento è quindi pienamente riuscito.


1962 II 17 novembre, sui monti di Brontallo, dopo una caduta di 200 metri, rimane ucciso su una "piodaia" il presidente della società Manlio Campana. Il vice-presidente Elia Tunzi assume le redini della Società.


1963 La signora Miriam Campana, vedova fu Manlio, versa alla Società la somma di Fr. 500.- per creare un Fondo di ripopolamento in memoria del defunto marito. Anche 1'OFIMA versa 500 per lo stesso scopo. Il comitato da parte sua s'impegna a versare sullo stesso, annualmente l'importo di 12 tasse sociali. Alla carica di presidente è eletto Dorando Righetti. La Diana procede, come annualmente, alla comanda di 30 lepri ungheresi da ripartire in bassa valle. Causa delle difficoltà d'importazione i capi giungono solo il 24 dicembre. Nel frattempo alcuni cacciatori di Giumaglio vanno cianciando che "Ie stesse sono finite in padella". Il Comitato si indispettisce a tali affermazioni e per punizione a Giumaglio non sarà assegnata alcuna lepre. Il socio Bertelli Giacomo protesta ma non si farà retromarcia.


1964 Viene soppressa la bandita Moghegno-Lodano che da qualche anno non dà più alcun risultato. Su proposta di Gaggioni Ercolino, onde avere una zona che serva sa rifugio per le lepri, viene creata la bandita: ponte di Moghegno - Fiume Maggia - Grotti di Gordevio strada cantonale (bandita dei Ronchini). Ad Aurigeno è costruito uno stand di tiro al piattello.


1965 La bandita dei Ronchini vien ceduta per tre anni, ed in seguito per altri cinque alla Federazione "considerate le vantaggiose condizioni offerteci".


1966 Una festa sociale organizzata ad Aurigeno dal socio Fenini e collaboratori, abbinata al tiro al piattello ed un veglione di S.Silvestro tenutosi a Cevio, fruttano un utile di oltre 2600 Fr. I fondi dovrebbero essere destinati ad un ripopolamento con marmotte ed alla creazione di uno stand per prova fucili da caccia.


1971-1978 Nel corso dell'Assemblea tenutasi a Cevio i13 gennaio 1971, membri del comitato, presidente e segretario dichiarano di non più accettare la rielezione. Si passa alla votazione per la nomina del nuovo presidente. Sono candidati Fenini Vittorio e Vanetti Bruno. Presenti 106 soci, l'esito per appello nominale dà il seguente risultato: astenuti 10, per Fenini 45 voti per Vanetti 51. E' quindi proclamato eletto Vanetti Bruno e quali membri Marco Vedova, Franscioni Piero, Cerini Gilio e Sartori Giulio. A segretario è nominato il mo. Arturo Poncini. Durante la presidenza Vanetti vengono fra gli altri affrontati i problemi ripopolamenti con caprioli e marmotte; viene lanciata la proposta (la prima nel Cantone) di limitare la caccia alle marmotte ai primi giorni d'apertura per salvaguardarle dalle stragi e procedere nel contempo ad opportuni ripopolamenti; si propone al Servizio caccia di limitare il periodo di caccia al fagiano di monte, pure in forte diminuzione; si propone di vietare l'uso dei veicoli a motore sulle strade di montagna; a Prato viene creato un banco da tiratore per la prova dell'arma.


1979-1987 E' eletto alla presidenza Marco Vedova, Ruchetta Aldo è vice-presidente. In Comitato federativo Vedova caldeggia e sostiene la proposta di chiusura caccia alle marmotte ad anni alterni; continua il ripopolamento con caprioli e con marmotte prelevate a Robiei e al Naret e lanciate sugli alpi della bassa ed alta valle; sono creati vari piccoli rifugi nei quali immettere i soggetti; ci si accorda con il Servizio caccia di aprirli, a turno, alla scadenza delle bandite ufficiali (...); a salvaguardia del fagiano di monte è creata la bandita di Quadrella; s'ottiene per tre giorni l'apertura della bandita del Sambuco (7, 10, 12).


1988 E' eletto Presidente Waldo Campana; l'Avv. Michele Gilardi è i1 vice; è organizzata l'Assemblea cantonale ai Ronchini; Sono creati due rifugi (Lodano-Moghegno e monti di Rima) per la protezione della lepre; il 7 aprile 1990 si procede alla costruzione del recinto d'ambientamento a Maggia-Salacion; sono liberate 12 marmotte a Canale in Valle di Lodano, dal 1990 scatta il divieto di cattura delle marmotte per il loro inserimento in altre zone, sono pure lanciati 150 fagianotti; fanno la prima comparsa i cinghiali ed aumentano le segnalazioni di presenza dei cervi; scatta il divieto d'importazione delle lepri dall'estero; 15 marzo 1991 assemblea straordinaria al Centro scolastico dei Ronchini dove è affossato all'unanimità il progetto del Cantone d'inserire una bandita tra la Valle di Maggia e la valle di Coglio; 24 agosto 1991 il tiro sociale da Prato si sposta a Cevio; 16 febbraio 1992 respinta l'iniziativa per l'abolizione della caccia bassa e della caccia alla marmotta; 20 maggio 1995 riunificazione delle due federazioni dei cacciatori ticinesi; 7 settembre 1996 apertura della caccia al cinghiale con la cattura di un esemplare; 7 settembre 1997 apertura della caccia al capriolo anche nel nostro distretto, undici i capi uccisi; dicembre 1999 al presidente Waldo Campana ed al socio Quanchi Francesco è intimato un rapporto di contravvenzione per aver custodito dei fagiani senza autorizzazione, dopo ricorso la multa sfocia in un decreto d'abbandono; 13 febbraio 2000 cambia tutto il comitato, presidente è nominato Corrado Filippini di Cevio; primavera 2000 da parte della Federazione, in tutto il Cantone, è lanciata una raccolta di firme per contrastare la petizione lanciata dagli animalisti per la chiusura della caccia alla lepre, nel nostro distretto vengono raccolte ben 1075 firme, con viva soddisfazione del comitato; 25 settembre 2000 s'inizia la discussione sul progetto di parco nazionale che si vuole inserire nel nostro distretto, la società esprime la propria contrarietà; ottobre 2000 riceviamo l'autorizzazione per la tenuta di 50 fagiani alla condizione che gli stessi non siano lanciati ma macellati. Visto che la macellazione non rientra negli scopi sociali, bensì l'allevamento ed il lancio della selvaggina, contro la decisione è interposto ricorso al Consiglio di Stato ed al Tribunale amministrativo. Entrambe le istanze respingono il gravame, si decide quindi di ricorrere tramite Avv. Fabrizio Monaci, al Tribunale federale, il quale si pronuncerà nel corso del 2002 dando ragione alla società. Purtroppo, nonostante questa vittoria la problematica a causa di vizi di forma non viene evasa.


2001-2004 Nell'anno 2001 viene raggiunto il numero massimo di soci iscritti, 319; 28 gennaio 2001 nel corso dell'assemblea annuale, tenutasi al Ristorante Soladino a Riveo, è votata a larghissima maggioranza (tre contrari e due astenuti), una risoluzione contro il progetto d'inserimento di un parco nazionale nel nostro territorio; 7 settembre 2001 apertura della caccia al cervo in Valle Rovana con la cattura di un capo; 1 novembre 2001 in ossequio alle disposizioni emanate dall'Ufficio caccia e pesca, alla presenza di un agente, otto fagiani pronti per la liberazione prendono la via... della macellazione! Settembre 2002, cattura di un camoscio eccezionale a Bosco Gurin da parte di Vedova Silvano, il punteggio raggiunge il record di 129.775 con le seguenti misure: corno destro cm 32.2, sinistro 31.9, apertura 19.2, altezza 21.9, circonferenza 9.4, 14 anni e peso 34 kg. 21 agosto 2003; presentazione del nuovo stemma creato dal grafico Frei Karl di Cevio in occasione del 70.mo anno d'attività della società; 15 maggio 2004 organizzazione dell'assemblea annuale della Federazione cantonale dei cacciatori ticinesi, presso Centro scolastico dei Ronchini, nel nuovo Comune di Maggia.


 

A caccia di notizie venatorie nel passato valmaggese

Le prime tracce di presenza umana in Valmaggia, che risalgono al periodo che si estende dal neolitico all'età preromana, possono essere attribuite al passaggio di cacciatori'. Tuttavia iniziamo a trovare indicazioni più concrete, sebbene frammentarie, solo a partire dall'epoca del dominio svizzero. La caccia rimaneva comunque un'importante fonte di reddito e di approvvigionamento di carne, pelli, pellicce e altro, prodotti destinati sia al consumo proprio sia alla vendita e all'esportazione.
Notizie dal 1552 in poi ci informano che si praticava l'uccellagione, per mezzo di richiami e reti, e in montagna si cacciavano aquile e gipeti ("avvoltoi"). Era popolare la caccia ai tassi mentre cervi e caprioli pare comparissero di rado, e men che meno cinghiali. Si dava la caccia a volpi, lepri e camosci con le armi da fuoco, e a linci, lupi e orsi con le trappole'-. Resti delle trappole per lupi, in forma di massicce costruzioni in muratura, sono ancora ben visibili in Vallemaggia, in particolare a Bignasco e ad Aurigeno.
Nel periodo dei baliaggi i Cantoni sovrani detenevano la regalia della caccia, in forza della quale potevano concedere ai landfogti il diritto di riservarsi una certa zona di caccia personale. Al di fuori di queste riserve (ma ve n'erano solo nel baliaggio di Lugano) i sudditi potevano cacciare liberamente senza licenza salvo ovviamente eventuali decreti dell'autorità3, quali ad esempio il divieto dell'uso delle armi da fuoco, anche se in quest'ultima evenienza più della gestione venatoria poteva il timore della rivolta. A disciplinare il diritto di cacciare ci pensavano quindi le Comunità di Valle Maggia e di Lavizzara oppure i Comuni.
Nel baliaggio di Vallemaggia un forastiero non poteva cacciare senza l'autorizzazione del Consiglio della Comunità". Così nel 1570 la Dieta di Baden approvò i capitoli valmaggesi sulla caccia e la pesca statuendo che nessuno, nella specie si trattava di un tale Lorenzo Taret di Locarno (forastiero appunto), non poteva né cacciare né pescare "sino a tempi perpetui" se non con debita autorizzazione e previo pagamento di una tassa'. Oltre a ciò gli Statuti di Vallemaggia contemplavano pure, sotto pena di 6 scudi (fr. 72,00, che non erano pochi), l'obbligo di esibire ai signori le catture di determinati selvatici, i quali decidevano se accettarli ai prezzi prestabiliti. Tanto che nel 1587 un'ordinanza emanata dalla Camera di provvisione di Vallemaggia, che era una sorta di commissione annonaria presieduta dal balivo, fissava i prezzi della selvaggina. La pelle dei lupi costava 12 lire tz. (fr. 7,20), quella delle linci ("lupi cervioli") 18 lire tz. (fr. 10,80), dei camosci 8 lire tz. (4,80), delle volpi e delle martore 4 lire tz. (fr. 2,40), delle faine 21ire tz. (fr. 1,20). Per il gallo cedrone ("stolgi") e i rapaci diurni ("tisi") si pagavano lire tz. 5 (fr. 3,00), e lire tz. 1,50 (fr. 0,90) per le coturnici ("pernici") e le pernici bianche ("galine selvatiche"). Il prezzo era dimezzato per gli esemplari giovani'.
Come detto anche i Comuni nei loro Statuti viciniali prevedevano delle norme inerenti alla caccia. Ad esempio negli Statuti di Prato del 1777 appare che ai forestieri era vietato "cavare Varoze" (marmotte) e "conciar Trapole". In quelli di Cerentino del 1693 si stabiliva che il Comune aggiudicava al miglior offerente la caccia della coturnice ("pernici")'.
La caccia alla coturnice era comunque molto ambita anche in Valle Lavizzara. Jost Nicolao di Montenach, balivo di Vallemaggia dal 1648-1650, si lamentava per il fatto che i lavizzaresi "trasgrediscono specialmente le leggi sulla caccia, incuranti del danno che arrecano a se medesimi, ai figli ed agli eredi; uccidono migliaia di pernici senza offrirne neppur una al landfogtd'. Il medesimo continuava scrivendo che a causa della maldisposizione dei lavizzaresi nei confronti dell'autorità era costretto a tacere e che non poteva perseguire nessuno benché conoscesse "perfettamente il nome di tutti i bracconieri, i venditori e i compratori di selvaggina"' °. La caccia alla coturnice, del resto anche di altri volatili di montagna, era in tutti i casi redditizia, al punto tale che la selvaggina veniva anche esportata nella Svizzera tedesca e a Milano". Ancora nel secolo scorso in Valle di Peccia si catturavano con il metodo denominato "a pioda" centinaia di coturnici che venivano poi vendute, dopo aver valicato a piedi un paio di passi, al mercato di Altdorf nel Canton Uri.
D'altronde lo Schinz rilevava l'importanza economica dell'attività venatoria; e doveva essere davvero remunerativa se lo stesso giungeva addirittura a sostenere (qualche anno dopo lo farà anche il Franscini) che la "straordinaria propensione alla caccia' dei ticinesi costituiva una piaga sociale che induceva al "I'ozio" e al "gusto del bighellonare"'".
Nell'Ottocento, con la "progressiva domesticazione dello spazio" l'attività venatoria assumeva un nuovo ruolo, diverso per la sua intensità: l'eliminazione delle "bestie feroci e nocive", quali erano considerati orsi, lupi, volpi, martore, fame, aquile e avvoltoi. Il Ghiringhelli osservava che i lupi sembravano essersi moltiplicati e che gli orsi creavano enormi problemi, distruggevano vigneti e arrecavano "gravi danni al bestiame. Talora si era persino costretti ad abbandonare un alpe nelle cui vicinanze si trovavano nascondigli inaccessibili". Le autorità organizzavano battute di caccia, incentivavano l'abbattimento di questi animali e premiavano chi li uccideva. Verso il 1830, in cinque anni, nel Cantone erano stati abbattuti 23 orsi, 25 lupi e circa 3500 volpi13.
Non ho tuttavia trovato in Valle Maggia il curioso sistema invece praticato in Valle di Blenio, riferito dal Lavizzari, mediante cui si individuavano i nidi della aquile per togliervi regolarmente le prede che gli adulti vi portavano per il nutrimento della covata`.


Avv. Fabrizio Monaci

 

Signorelli, Storia della Valmaggia, p. 4, 6, 9 e 179.
Weiss, Il Ticino nel periodo dei baliaggi, p. 146. j Weiss, p. 146.
Weiss, p. 147.
Filippini, Storia della Valle Maggia, p. 56; Signorelli, p. 238.
Signorelli, p. 313 con riferimento agli Statuti VM di Fusio, app. XII.
Filippini, p. 31; Weiss, p. 147. A titolo di paragone, pur mantenendo la dovuta cautela che s'impone
in questo tipo di raffronto, si potrebbe menzionare che all'epoca di spendevano fr. 24,00 per una
brenta di vino (60,5 litri), fr 0,35 per un kg di pane e fr. 6,60 per un paio di scarpe

 Signorelli, p. 285.
 Mondada, Statuti di Cerentino. 10 Filippini, p. 101.
 Spiess, in Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana (VSI), p. 237.
 VSI, p. 237, che si riferisce a Schinz, p. 431 e a Franscini, La Svizzera italiana, 1.249
 Ceschi, Il territorio e gli abitanti, in Storia del Cantone Ticino, LOttocento, p. 28, 29 che tra l'altro
 cita il Ghiringhelli.
 Lavizzari, Escursioni, p. 318; VSI, p. 238