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CINGHIALE

(Sus scrofa)

 

Distribuzione e habitat

La prima segnalazione ufficiale del cinghiale in Ticino, e più precisamente nella regione del Malcantone, risale al 1981. I l cinghiale era presente durante il XVI secolo come comprovano i documenti  ma era poi sconosciuto e scomparso due secoli più tardi. La sua riapparizione è da collegare alla "fuga" o al lancio di alcuni individui nella vicina Lombardia. Negli anni successivi è stato possibile seguire, attraverso la notifica dei danni o la segnalazione di ulteriori lanci, il fronte di avanzamento verso nord di questo ungulato. Dal 1985 il cinghiale è considerato selvatico stanziale sull`intera area delle Malcantone, Tamaro e Gambarogno. Occorre tenere conto inoltre dei recenti lanci abusivi, effettuati a fini venatori, anche in altre parti del Cantone.

Il cinghiale si è adattato molto bene al territorio del Malcantone che rappresenta un mosaico di ambienti diversi in grado di offrire tutto ciò di cui ha bisogno: acqua, aree boschive con fitto sottobosco, spesso anche impenetrabile, a cui si aggiungono superfici incolte e fortemente cespugliose, zone percorse da incendi, giovani piantagioni di conifere e novellami di boschi tagliati a raso. Le aree boschive e soprattutto i castagneti offrono una pressoché costante fonte di alimento, mentre i prodotti dei campi (in particolare mais e uva) completano la sua dieta soprattutto durante l`estate.

Aspetto morfologico

Dimensioni

Nonostante la possente corporatura e i pesi che nei maschi adulti raggiungono facilmente i 100 kg, il cinghiale è un`animale molto agile e veloce.

esemplare maschio di 8 anni di 150 kg catturato nella stagione 2000

Il dimorfismo sessuale negli adulti è caratterizzato nei maschi da dimensioni corporee maggiori, dalla presenza di canini molto sviluppati e dal pennello. Il peso (eviscerato) di un maschio varia da 60 - 153 kg, quello della femmina da 45 - 128 kg e l`altezza al garrese è rispettivamente di 75 - 115 cm e 60 - 105 cm

Si distingue inoltre fra il maschio adulto ( solengo), la femmina adulta (scrofa), il subadulto (bestia di compagnia, scudiero o bestia rossa) e il giovane dell`anno (lo striato).

Mantello

Il colore del mantello è bruno o grigio-nero a seconda della stagione, pelo estivo o pelo invernale. Il mantello è generalmente più scuro nella parte dorsale e più chiaro in quella ventrale e viene cambiato in primavera ed in autunno. I piccoli si distinguono per le strisce dorsali che scompaiono all`età di 5/6 mesi e vengono rimpiazzate dal mantello rosso-bruno.

Testa

Il cinghiale è caratterizzato da una testa allungata che termina nel grifo. Questa parte è sovente utilizzata per lo scavo e il ribaltamento della cotica erbosa quando l`animale è alla ricerca di tuberi, radici o invertebrati.

Denti e determinazione dell`età

Il cinghiale possiede una dentatura da onnivoro composta da 44 denti. Il dimorfismo sessuale ha dotato il maschio adulto di canini particolarmente sviluppati e più lunghi di quelli della femmina. I canini superiori si chiamano "coti", quelli inferiori difese.

Formula dentaria

   3     1       4      3

I      C      P      M      x 2 = 44 denti
   3     1      4       3  
In base alla dentatura si possono distinguere diverse classi di età:
bulletfino a 10 - 12 mesi la dentizione è quella di latte (ad eccezione dei molari) e si compone di 3 incisivi, 1 canino, 4 premolari e 1 o 2 molari. Il primo premolare (p1) può non essere presente, mentre il quarto (p4) presenta 3 creste. (nel disegno cinghiale di 6/8 mesi.
bulletfra i 15 e 21 mesi si formano gli incisivi e i premolari definitivi (dopo i 19 mesi il p4 ha solo 2 creste. Cresce anche il secondo molare e appare il terzo. (nel disegno cinghiale di 15 - 17 mesi)
bulletdopo i 27 mesi (2 e più anni) la dentizione è completa.

Particolarità morfologiche e fisiologiche

L`organo di senso più sviluppato è l`olfato seguito dall`udito, pure molto fine. La vista è invece debole, tipica di un mammifero attivo al crepuscolo e di notte. Si deve inoltre aggiungere una capacità, non del tutto indifferente, di prevedere determinate situazioni, soprattutto quelle di pericolo: distingue per esempio senza difficoltà il passo di un semplice escursionista o il lavoro di un boscaiolo dal passo e dalla maniera di muoversi di un cacciatore.

Il cinghiale è onnivoro e la sua dieta è costituita da alimenti vegetali, sia (in misura minore) animali. Appartiene al sottordine dei non ruminanti; il suo stomaco è dunque semplice e la dentatura è poco specializzata. È difficile fare una lista esaustiva del suo nutrimento che si compone principalmente di ghiande e faggiole (in Ticino soprattutto castagne); ma comprende anche ad esempio: erba (soprattutto graminacee); radici, tuberi e bulbi selvatici; larve e insetti; molluschi e lombrichi; carogne; talvolta anche anfibi; rettili, uccelli e piccoli mammiferi. Nella sua diete non disdegna neppure le colture approfittando spesso di mais e altri cereali, frutti di vario genere, patate, uva e di tutta una serie di leccornie che egli trova arando i prati e gli alpeggi.

Il piede comprende due dita munite di zoccoli e dietro altre due dita più ridotte che talvolta rimangono pure sulla traccia. Sovente gli animali si muovono al trotto.

I suoni emessi sono molto simili a quelli emessi dai maiali e sono prodotti in diverse occasioni, sia dai giovani che dagli adulti.

Ecologia

Utilizzazione e occupazione dello spazio

In base a studi condotti in Francia nella zona collinare e in Toscana, il dominio vitale di un maschio adulto si aggira fra i 5/7 kmq, mentre quello di una femmina tra 1.5/4 kmq. Quest`ultimo si riduce fino a raggiungere i 50 - 100 mq nel periodo del parto.

All`interno del suo spazio vitale si possono riconoscere vari segni della sua presenza. Abbiamo ad es. la lestra, giaciglio dove l`animale trascorre le ore diurne; l`insoglio, punto dove va ad infangarsi per liberarsi dei parassiti e per termoregolarsi durante l`estate; il trottoio, evidente sentiero lasciato dal continuo passaggio; la gruffolata, scavo d`alimentazione, superficiale o in profondità; o ancora l`albero sfregato: si distinguono quelli in prossimità degli insogli usati per togliersi il fango e quelli isolati, quasi sempre conifere, usati per cospargersi di resina e per indurire il pelo in dista dei combattimenti tra maschi nei periodi degli amori.

Utilizzazione del tempo

L`attività del cinghiale si svolge in maniera quasi ininterrotta durante la notte. Un ritmo di attività differente è stato osservato nelle femmine durante le settimane successive al parto, allorché sono attive per brevi periodi sull`arco delle 24 ore. Studi fatti con l`uso della radio telemetria hanno permesso di mettere in evidenza che più del 50% del tempo viene trascorso a riposo. Il resto è ripartito fra movimento (meno del 25%) e alimentazione.

Comportamento sociale

Nella dinamica sociale del gruppo, importante è il ruolo della scrofa o femmina trainante. La struttura sociale è di tipo matriarcale: i gruppi sono formati dalla scrofa e dalla prole dell`anno e da individui subadulti fino all`età di 16/18 mesi. I maschi a partire da 2 anni, vivono solitari e si uniscono alla femmina solo per l`accoppiamento. La figura della femmina trainante è perciò molto importante, tale che l`elliminazione di questo individuo provoca un crollo nella gerarchia e nei ruoli del gruppo. Questo causa un disgregamento del gruppo stesso e favorisce spostamenti e fenomeni migratori incontrollati. Più l`individuo è giovane e meno importante è il suo ruolo sociale all`interno del gruppo.

Comportamento sessuale

La capacità riproduttiva sia nei maschi che nelle femmine è raggiunta attorno ai 16/18 mesi. Tuttavia le femmine vengono di regola coperte a 2 anni e i maschi raggiungono la piena maturità sessuale a 4/5 anni. I maschi coprono le femmine principalmente nei mesi invernali, da dicembre a febbraio, ed eccezionalmente anche al difuori di questo periodo. Dopo una gestazione di 110/140 giorni le femmine si isolano dal gruppo e partoriscono i piccoli in un nido al quale rimangono legati le prime due settimane. Alla nascita i piccoli pesano circa 750 gr. In media ne nascono 4/5 per femmina considerando che al primo parto una femmina ne mette alla luce solo 2/3, mentre una scrofa adulta può partorirne anche 10, ma allevarne solo 8 visto il numero di capezzoli limitato. I piccoli una volta abbandonato il nido, seguono la madre alla ricerca del cibo e si riuniscono al gruppo. In generale le femmine partoriscono una sola volta all`anno. I primi ad allontanarsi dal gruppo, durante il periodo invernale, sono i giovani maschi, mentre le giovani femmine rimangono nel gruppo materno.

Dinamica delle popolazioni

La stima degli effettivi delle popolazioni è particolarmente difficile e raramente si ottengono dei risultati attendibili, sia utilizzando metodi diretti, quali conteggi o catture, sia metodi indiretti, quali conteggio delle tracce, dei luoghi di riposo, ecc. Sicuramente la maturità sessuale precoce, la forte fecondità e talvolta la possibilità di avere due nidiate nel corso dell`anno fanno si che gli effettivi di questa specie, in condizioni ideali, possa svilupparsi in maniera molto rapida e subire fluttuazioni annuali anche molto importanti. Una parte delle variazioni stagionali sono poi dovute a movimenti locali di migrazione, causati talvolta dall`attività venatoria. Attualmente non si hanno dei metodi soddisfacenti per descrivere la composizione di una popolazione di cinghiali; sembra tuttavia che il rapporto fra i sessi sia abbastanza equilibrato. Il cinghiale può vivere in cattività fino a 30 anni ma l`età media è di molto inferiore. Particolarmente alta è la mortalità nei primi mesi di vita. Si calcola che meno del 10% dei nati supera i 3 anni di vita.

Relazioni interspecifiche

Il cinghiale adulto non ha predatori naturali e l`attività venatoria rimane il principale fattore di prelievo. Interazioni possono avvenire con altre specie della medesima taglia con le quali non ha comunque una competizione attiva. Alcuni studi hanno messo in evidenza la sua predazione su uova di Tetraonidi (in particolare gallo cedrone), con potenziali ripercussioni sulla dinamica di popolazione di queste specie; e su piccoli di capriolo o lepre.

 

 

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