Risulta indispensabile, prima ancora di prendere in considerazione la
protezione di una determinata specie, proteggere il territorio e se è il caso
rivalorizzarlo. Le misure da prendere variano a seconda delle specie di selvaggina
prese in considerazione. A livello generale bisogna comunque ricordare che, modificando il
territorio naturale e destinandolo ad altri usi, vi sarà sempre una perdita a livello
della fauna che vi abita poiché solo un numero limitato di specie ha la capacità di
adattarsi alla vicinanza e ai disturbi causati dall`uomo.
Alla base della sopravvivenza di ogni essere vivente sta il suo spazio
vitale e il suo territorio. La sola protezione di una specie non è quindi sufficiente se
allo stesso tempo non si tutelano gli habitat in cui vive. La protezione del territorio è
dunque la base indispensabile per il mantenimento e lo sviluppo delle popolazioni di
selvaggina!!
In questo ambito le principali cause di scomparsa di una specie possono essere
le seguenti:
Isolamento delle popolazioni: dipende dalle dimensioni del
selvatico. Per isolare una popolazione di un piccolo mammifero può essere sufficiente una
strada a forte traffico o delle recinzioni, mentre per animali di più grossa taglia
l`isolamento può essere dovuto a questioni geografiche e toccare superfici molto più
vaste. Ad esempio la popolazione di camosci del Generoso è isolata da quella del resto
del Cantone per motivi geografici. Una popolazione di conigli sulla sponda destra della
val Riviera rimarrà isolata da quella sulla sponda sinistra in quanto il fiume,
l`autostrada e la ferrovia formano una barriera quasi insormontabile.
Banalizzazione dell`habitat: la creazione di monocolture o di
grandi appezzamenti di terreno destinate ad un unico uso, diminuiscono il numero di specie
presenti sul territorio. Più il paesaggio è variato, più aumenta il numero di specie
presenti e più stabile sarà l`equilibrio fra loro. In generale gli ecosistemi maturi e
ricchi di specie sono più stabili. Il numero di specie in esso contenute è molto alto,
tuttavia la densità delle singole specie è debole.
Perdita dell`habitat: questo punto è già stato toccato in
precedenza. La destinazione del territorio ad altri scopi, che non sono quelli naturali,
porta immancabilmente con sé la diminuzione o addirittura la scomparsa di determinate
popolazioni animali. Anche se un habitat è qualitativamente ottimale ma non raggiunge le
dimensioni minime necessarie alle esigenze dell`animale, in questa zona la specie sarà
destinata a scomparire (vedi capitolo sulla lepre). Maggiore è la superficie idonea e
meglio una specie sopporta gli influssi esterni.
Inquinamento ambientale: il territorio deve pure essere
mantenuto come spazio vivibile. Mantenere dei campi, sui quali però non cresce più
nemmeno un filo di erba in quanto sono regolarmente irrorati di erbicidi o pesticidi, non
favorirà certo la diversità biologica della zona. L`utilizzo di veleni è nocivo per
certe specie di uccelli. in particolare gli uccelli insettivori accumulano veleni presenti
negli insetti. A loro volta i rapaci che si nutrono di passeriformi accumulano il veleno
ed è stato verificato che questo incide sulla loro riproduzione. Come conseguenza le loro
uova sovente non sono fecondate, sono più fragili e quindi più soggette a rompersi
durante la cova.

Persecuzione: questo fattore valeva un tempo quando alcune
specie sono state sterminate, pensiamo ad es. allo stambecco o ai grandi predatori. La
gestione che si fa oggi del patrimonio faunistico mira alla tutela della diversità,
garantendo la sopravvivenza di ogni specie autoctona. Nel contesto attuale la caccia deve
essere utilizzata come una forma di controllo delle popolazioni naturali (ungulati) e in
particolare non intaccare il capitale di una determinata specie che è garanzia stessa per
il futuro dell`attività venatoria.


